TENERO KADDISH IN PIAZZA ROSSA

Da qualche giorno era trascorso il Pràzdnik, il grandioso Capodanno sovietico, periodo tradizionale di festeggiamenti ed auspici per ciascuno; ora però brillavano gli occhi a tutti perché si era in attesa della grande ricorrenza religiosa, la più importante per ciascuno dei credenti, quella del Natale ortodosso che cadeva al sette di gennaio con tutto ciò che essa di solito imponeva e recava seco nel rigoroso rispetto della più antica tradizione sovietica; scuole chiuse e bambini a casa già dal ventinove di dicembre, impegni domestici per l’acquisto, il più a buon mercato possibile, delle vettovaglie per il gran pranzo, dell’indefettibile abete da addobbare, di solito con i fili e le luci dell’anno precedente, dei dolci per i più piccini già da tempo in attesa del Died Moròz, il Nonno Gelo che con la sua lunga barba bianca e con la bellissima Sneguròchka, la fanciulla di neve, avrebbe distribuito loro i doni da essi stessi richiesti con le letterine inviate per tempo a quel suo così strano indirizzo fra le nevi di Siberia, nel ghiaccio, con gli orsi e le renne e nel freddo polare.

16,00

COD: 9791280996442 Categoria:

Dettagli

Dimensioni 15 × 1,7 × 21 cm
Pages

314 Pagine

Cover Design

Bartolomeo Telesca

Publisher

Edizioni Hermaion

Language

Italiano

ISBN

9791280996442

Released

Ottobre 2025

Conosci l'autore

Diana Camardo

Diana Camardo

Diana Camardo, già poetessa e scrittrice, presenta con questo romanzo la sua opera prima.
Con i suoi quattro titoli accademici, ha dedicato la sua vita alla divulgazione e condivisione del suo grande amore per la cultura tout court, impegnandosi nell’educazione dei giovani. Già docente nei Licei e assistente di Diritto Pubblico presso l’Università degli Studi di Salerno, svolge attualmente la funzione di Dirigente Scolastico. Sue autorevoli pubblicazioni sono presenti su periodici locali. Le sue grandi passioni sono i viaggi (è iscritta all’Albo dei Direttori Tecnici di “Agenzia Viaggi e Turismo”), la lettura che mai smette di appassionarla e i miti dell’antico teatro greco, prediligendo in particolare Euripide.
Coltiva tuttora i suoi interessi per la Scienza Politica, impegnandosi con rigore all’analisi dei fenomeni geo-politici che provvede puntualmente a divulgare in conferenze e seminari di studio ai quali è invitata.
È iscritta all’Associazione Dante Alighieri, dedicandosi anche alla esegesi dei versi della Divina Commedia.

Mosca del 1974 e l’Unione Sovietica del Compagno supremo Leònid Brèznev, in un clima di immobilismo socio-culturale e di stagnazione economica, fanno da sfondo a un’avvincente storia d’amore e di dolore fra due giovani, Natasha Kozeròvnaya e Sharòn Dorfless. Lei, russa, è la bellissima figlia di un pluridecorato Generale dell’Armata Rossa, che serve l’Unione Sovietica prestando la sua opera come medico anestesista e rianimatore nel più importante ospedale cittadino; lui, italiano, appartenente ad una famiglia ebraica di Roma, opera nella capitale sovietica come corrispondente estero per una testata giornalistica della Rai.

I due giovani, conosciutisi per caso e per destino si innamorano all’istante, come se ciascuno stesse da sempre aspettando l’altro; vivono, infatti, con trasporto e passione il loro sentimento in una simbiosi totale e coinvolgente come se si fossero da sempre appartenuti.

Entrambi trentenni, si sentono altresì accomunati da una reciproca afflizione che ha segnato in maniera indelebile e sofferta la loro infanzia e adolescenza rendendoli timorosi di amare e condannandoli ad uno stato di solitudine sentimentale: la privazione dell’amore materno.

Alle pagine dolcissime di amore intenso fra i due giovani, finalmente felici, si alternano descrizioni crude ed oltremodo realistiche della sofferenza degli internati nel lager, fondendo così, mirabilmente, i sentimenti di tenerezza degli uni con l’orrore della prigionia degli altri, il dolore della privazione, l’angoscia per la negazione della dignità umana, l’ingiustizia della immeritata violenza, per giungere, poi, al termine della narrazione, all’esaltazione del Dio Pantocratore, Colui che tutto regola e governa, per concludersi, in fine, nella struggente interpretazione del Canto di lode del Kaddish, con la cui stupefacente tenerezza si chiude il Romanzo.