Mosca del 1974 e l’Unione Sovietica del Compagno supremo Leònid Brèznev, in un clima di immobilismo socio-culturale e di stagnazione economica, fanno da sfondo a un’avvincente storia d’amore e di dolore fra due giovani, Natasha Kozeròvnaya e Sharòn Dorfless. Lei, russa, è la bellissima figlia di un pluridecorato Generale dell’Armata Rossa, che serve l’Unione Sovietica prestando la sua opera come medico anestesista e rianimatore nel più importante ospedale cittadino; lui, italiano, appartenente ad una famiglia ebraica di Roma, opera nella capitale sovietica come corrispondente estero per una testata giornalistica della Rai.
I due giovani, conosciutisi per caso e per destino si innamorano all’istante, come se ciascuno stesse da sempre aspettando l’altro; vivono, infatti, con trasporto e passione il loro sentimento in una simbiosi totale e coinvolgente come se si fossero da sempre appartenuti.
Entrambi trentenni, si sentono altresì accomunati da una reciproca afflizione che ha segnato in maniera indelebile e sofferta la loro infanzia e adolescenza rendendoli timorosi di amare e condannandoli ad uno stato di solitudine sentimentale: la privazione dell’amore materno.
Alle pagine dolcissime di amore intenso fra i due giovani, finalmente felici, si alternano descrizioni crude ed oltremodo realistiche della sofferenza degli internati nel lager, fondendo così, mirabilmente, i sentimenti di tenerezza degli uni con l’orrore della prigionia degli altri, il dolore della privazione, l’angoscia per la negazione della dignità umana, l’ingiustizia della immeritata violenza, per giungere, poi, al termine della narrazione, all’esaltazione del Dio Pantocratore, Colui che tutto regola e governa, per concludersi, in fine, nella struggente interpretazione del Canto di lode del Kaddish, con la cui stupefacente tenerezza si chiude il Romanzo.







