PER QUANTA LUCE

Non dimentichiamo Michelina!

Farlo significherebbe dimenticare tutte le donne uccise prima e dopo di lei, per e con le motivazioni più disparate, delitti quasi sempre giustificati, nel sentire comune, da motivi legittimi e adeguati al caso e comunque collegati al comportamento della vittima, per poter tacitare le coscienze della società, soprattutto maschile, in quella che appare una sorta di autoassoluzione collettiva.

Non dimentichiamo Michelina!

Perchè con la sua vitalità e ribellione a conformarsi a regole fasulle e fonte di infelicità rappresenta un esempio di come sia legittima l’aspirazione a vivere la propria vita ed inseguire i propri sogni senza che ciò significhi non stare alle regole o non rispettare le regole ma piuttosto che le regole, per essere e non solo apparire giuste, devono essere e pesare su tutti, uomini e donne, nello stesso identico modo, ed essere fonte degli stessi diritti e degli stessi doveri.

Non dimentichiamo Michelina!

Come ha fatto l’autore di questo romanzo che con il suo significativo contributo ha voluto non solo ridare dignità e verità ad una morte tanto ingiusta quanto immotivata ma che, nella analisi di una storia appartenente al passato, ha cercato di comprendere le radici di un male che affligge ancora adesso e quasi quotidianamente la nostra società moderna.

 

10.00

COD: 9788894618082 Categoria:

Dettagli

Dimensioni 15 × 8 × 21 cm
Pages

168 Pagine

Cover Design

Bartolomeo Telesca

Publisher

Edizioni Hermaion

Language

Italiano

ISBN

9788894618082

Released

GIUGNO 2022

Conosci l'autore

Rocco Di Bono

Rocco Di Bono

Rocco Di Bono, avvocato, vive e lavora a Genzano di Lucania.
Ha già pubblicato “Cantava l’anno”, un lavoro che racconta come la musica e la cultura popolare abbiano profondamente influenzato i mutamenti politici e sociali della seconda metà del Novecento, e “Dal Bradano al Piave”, un’opera sulla partecipazione dei soldati lucani alla Grande Guerra, in cui i ricordi del nonno dell’autore si intrecciano con le vicende umane e belliche di un’intera generazione.

Lucania, 1948. La guerra è finita da poco e la democrazia compie i suoi primi passi. Michelina vive, con la sua famiglia, in un piccolo paese dove il pettegolezzo regna sovrano. Lei è una bella ragazza di vent’anni, esuberante, che coltiva il sogno di fare l’attrice. L’anno prima, a marzo del 1947, aveva sposato un uomo molto più grande di lei ed era partita con il marito per il Venezuela. Torna in paese, da sola, un anno dopo, alla vigilia delle elezioni del 18 aprile 1948, che vedranno la vittoria dei valori e delle forze del tradizionalismo e del conformismo sociale, culturale e religioso. In questo contesto storico, la figura di Michelina, giovane donna che non si lascia trascinare al guinzaglio delle convenzioni familiari e sociali, perché rivendica il diritto di vivere secondo la sua volontà e la sua libertà, diventa uno scandalo vivente, che manda in frantumi la serenità della sua famiglia e la quiete sonnacchiosa del piccolo paese dove vive. La sera del 30 giugno 1948, durante l’ennesimo litigio con i suoi familiari, che le chiedono di tornare in Venezuela dal marito, Michelina insulta il fratello Antonio, chiamandolo cornuto. È la goccia che fa traboccare il vaso e spezza il fragile equilibrio emotivo di Antonio, il quale ferisce a morte la sorella con un coltello e “salva” così, con un doppio sacrificio – la  morte di Michelina e la propria condanna al manicomio giudiziario e al carcere – l’onore della famiglia. Ricostruita attraverso la sentenza di appello, la vicenda del femminicidio di Michelina si intreccia agli eventi locali e nazionali dell’epoca, in un quadro che ripercorre un periodo cruciale per la nostra storia locale e nazionale, a cavallo tra la caduta del fascismo, la fine della guerra e il ritorno della democrazia.