TERRARSA

Quel luogo, un tempo inospitale e disabitato, era da tutti conosciuto e chiamato Terra Arsa per la desolazione che vi regnava, un suolo arido e crepato dal sole incapace di dar vita persino al più umile dei cardi. Ora i vigneti si estendevano a perdita d’occhio, opulenti e carichi di grappoli rigogliosi, e quel nome, TERRARSA, pareva un ossimoro perché parlava di una terra bruciata e assetata che era oggi un inno alla fecondità, un miracolo reso possibile dal sudore dei contadini. 

Lo stemma stesso dei Conti Tancredi di Terrarsa, era rappresentato da quattro torri che incarnando i pilastri del loro potere, Giustizia, Sapienza, Fortezza e Temperanza, si ergevano su una roccia di terra asciutta dalla quale originava una pingue spiga di grano rigogliosa e un tralcio di vite florido e opulento e il motto inciso recitava “ Ex Ariditate, Ubertas ”.

€20,00

COD: 9791280996640 Categoria:

Dettagli

Dimensioni 15 × 3,5 × 21 cm
Pages

600 Pagine

Cover Design

Bartolomeo Telesca

Publisher

Edizioni Hermaion

Language

Italiano

ISBN

9791280996640

Released

Novembre 2026

Conosci l'autore

Diana Camardo

Diana Camardo

Diana Camardo, già poetessa e scrittrice, presenta con questo romanzo la sua opera prima.
Con i suoi quattro titoli accademici, ha dedicato la sua vita alla divulgazione e condivisione del suo grande amore per la cultura tout court, impegnandosi nell’educazione dei giovani. Già docente nei Licei e assistente di Diritto Pubblico presso l’Università degli Studi di Salerno, svolge attualmente la funzione di Dirigente Scolastico. Sue autorevoli pubblicazioni sono presenti su periodici locali. Le sue grandi passioni sono i viaggi (è iscritta all’Albo dei Direttori Tecnici di “Agenzia Viaggi e Turismo”), la lettura che mai smette di appassionarla e i miti dell’antico teatro greco, prediligendo in particolare Euripide.
Coltiva tuttora i suoi interessi per la Scienza Politica, impegnandosi con rigore all’analisi dei fenomeni geo-politici che provvede puntualmente a divulgare in conferenze e seminari di studio ai quali è invitata.
È iscritta all’Associazione Dante Alighieri, dedicandosi anche alla esegesi dei versi della Divina Commedia.

Terrarsa è il nome di un borgo ameno e rigoglioso adagiato sulla dolcezza di un declivio collinare ma è anche il nome di un’antica e illustre casata nobiliare il cui capostipite, uomo visionario e lungimirante, rese quella “terra arsa” un feudo fertile e generoso per gli abitanti che accettarono di viverci. Quelle terre avite sono il grande amore del Conte Imperio che in questo romanzo tenero e struggente si racconta ad Aurelia, sua nipote e anche unica erede dei possedimenti di famiglia. Legati da un affetto infinito, i due decidono di dar vita a un romanzo, lui le narra il resoconto della sua vita fatta di guerre e campagne militari, dittatura e occupazione tedesca, delazioni e tradimenti ma anche di un intenso sentimento d’amore sbocciato quando egli riteneva ormai chiuso il suo destino e che ha ridato senso alla sua esistenza triste e solitaria. Un amore accorato e tenerissimo che egli purtroppo perde per una serie di vicissitudini il cui ricordo sarà la panacea per vivere che lo accompagnerà per tutto il suo vissuto. A fianco a lui una serie di personaggi che brillano di luce propria arricchendo la narrazione e rendendo la lettura piacevole e coinvolgente soprattutto quando l’autrice scrive di come eravamo, delle tradizioni che in quegli anni scandivano la vita, profana e sacra, degli abitanti del Borgo agrario di Terrarsa che, come recita lo stemma della nobile famiglia “Ex ariditate ubertas”, è terra feconda e benigna con quanti, col sudore onesto della fronte, la lavorano in essa confidando per il benessere proprio e delle loro semplici e onorate famiglie.